Conosco moltissime persone che soffrono di una malattia molto particolare: la passione per la fotografia.
Di questi, una percentuale non quantificabile, soffre di una variazione patologica, una variazione che li costringe a svegliarsi molto presto la mattina, spesso per diverse mattine di seguito, che li porta a dormire molto poco o ad addormentarsi molto tardi, a soffrire il freddo, il vento, la pioggia, che li costringe a lunghe marce in mezzo al nulla, a macinare chilometri come fossero respiri. Questi folli, sono i fotografi paesaggisti.

Gente strana, una categoria che preferisce i luoghi impervi e l’aria pura, il sale e lo iodio nelle narici, il vento fra i capelli, ahimè, per quelli che li possiedono ancora, gente che fatica per portare attrezzatura e di norma ha buoni polpacci e scarpe comode. A questi storici rappresentatori di meraviglie volevo dare dei consigli inerenti la pianificazione, quella che prescinde dal materiale, dagli orari e dai chilometri. Non lo faccio per autoincensarmi o per riabilitare la mia figura di fronte a questi guru del “frame”. Lo faccio solo per empatia, perché posso immaginare il disagio o la cocente delusione nell’aver pianificato tutto nei minimi dettagli meno l’unica cosa che sfugge al loro controllo: il tempo metereologico.
Già, immaginatevi dopo aver speso soldi per un workshop con gli amici, un viaggio fotografico frutto di un anno di risparmi per arrivare che ne so, a New Orleans due giorni prima dell’arrivo di Katrina. Altro che paesaggi: se non vi riciclate in un reportage sarà dura da giustificare ad una moglie paziente a casa.
A parte gli scherzi, nel terzo millennio la tecnologia ci mette di fronte un’ infinita collezione di applicazioni, programmi, siti, pubblicazioni, programmi televisivi, che ci rimpinzano, pantagruelicamente, di una serie di dati meteorologici che spesso subiamo e/o non comprendiamo o spesso, molto spesso, non sono coerenti con ciò che osserviamo o sono sovra o sotto dimensionati alla realtà dei fatti. In alcuni casi, questo surplus di informazioni, condiziona pesantemente il nostro modus operandi, ci fa rinunciare a cose, modifica consuetudini, ci condiziona fortemente.

E mentre in TV, una graziosa signorina, in abiti succinti, ci spiega di fronti e di venti, di occlusioni e di stato del mare, si scopre, magari, che gli allerta meteo degli ultimi 5 anni, hanno provocato un aggravio sulle casse dello stato di parecchi milioni e i danni dei fenomeni meteo, visto che non conosciamo il temine prevenzione, parecchi morti.

Non entro nel merito. Non voglio affrontare argomenti di etica o di chi, come, perché. Vorrei focalizzare il discorso invece sulle opportunità che il sapere, oltre ad un ottimo “esame finestra” potrebbero fornire. Mi raccontavano che la ripetizione è la madre della sapienza. Vero. Basta un poco di applicazione, quel briciolo di passione che contraddistingue questa nicchia di personaggi e un paio di trucchi.

Il primo che mi sento di condividere riguarda la mia personale esperienza. Per motivi di lavoro seguo tutto ciò che è la metereologia in un particolare ambiente: quello aeronautico.
Le informazioni meteo mondiali vengono aggregate da due enti, uno a Washington e uno a Braknell (Londra), ognuno di questi centri è il backup dell’altro.  Questi due centri prendono il nome di WAFC (World Area Forecast Center) ed hanno il compito di aggregare e disseminare le informazioni per tutto il mondo.
Potenzialmente l’Ansel Adams nostrano, necessita di alcune cose: sapere se pioverà, se ci saranno nubi, se sarà caldo, freddo, se ci sarà la nebbia o un fronte caldo o freddo che porterà fenomeni importanti allo scopo. Tutte queste cose possono essere rintracciate anche sul circuito aeronautico e di norma, ritrasmesse su un circuito, composto di siti o pagine sconosciute, facilmente reperibili sulla rete o a disposizione su alcune applicazioni (che poi segnalerò). Esiste quindi la necessità di avere una idea del tempo che sarà avendo cura di disegnare un  quadro che partirà dal grande (macroclima) al piccolo (microclima)

Premetto, prima di entrare nel dettaglio, che l’Italia, per conformazione, influsso del mare e delle montagne, è un paese piuttosto ostico per le previsioni, premetto inoltre che questo articolo non ha la pretesa di far diventare i lettori potenziali, dei provetti previsori (di norma laureati in fisica o abilitati dopo corsi piuttosto complessi). Mi limiterò invece, con queste premesse a dire che la previsione a un giorno, massimo due è verosimile, oltre è praticamente impossibile, a meno di sistemi meteo stabili o situazioni chiare e prevedibili, molto marcate. Un ultimo avviso: per brevità, ogni informazione qui scritta può essere opinabile da persone che ne sanno molto di più e che potrebbero confutare ciò che è scritto. Lo scopo non è quello di erogare saccenza ma quello di fornire una informazione di massima, uno stereotipo del concetto, non la spiegazione dello stesso. Anche perché non sono in grado ne di scrivere di meteo ne ho le competenze per farlo. Quindi inutile cazziarmi. 🙂

Torniamo all’ambiente aeronautico. Fare un salto sul portale meteo dell’Aeronautica Militare, apre a queste informazioni. La prima cosa che conviene fare è dare uno sguardo al satellite, c’è una sezione dedicata con le immagini sullo spettro del visibile e con delle animazioni che forniscono una idea sulla tendenza o sul movimento dei fronti. Poi conviene passare a cercare tra le nefodina (una rappresentazione che deriva da un modello matematico dello sviluppo di eventuali cumulinembi, le nubi che portano i temporali) o la schermata che aggrega i fulmini (per sapere dove c’è attività elettrica e quindi temporali). In questa stessa sezione ci sono anche le immagini della copertura nuvolosa scansita dai radar con colori diversi per le quote e le temperature (e questa è di facile lettura e fornisce un output reale, al contrario della nefodina che è frutto di un output di algoritmi complessi).Nella sezione Aeronautica c’è una parte piuttosto interessante che, a prima vista potrebbe sembra estremamente ostica. E’ la sezione dei TAF e dei METAR. In pratica ogni aeroporto, stazione apicale, marittima, montana di cui il territorio è disseminato, fornisce informazioni di osservazione (METAR) sul vento, sulla copertura nuvolosa, sui fenomeni in atto, sulla temperatura e sulla pressione. Lo stesso avviene per i TAF che in più forniscono delle previsioni. Questi dati sono di norma aggiornati ogni ora e possono essere visualizzati cliccando sul pallino identificativo della stazione sulla cartina dell’Italia.
E’ vero, sono una serie di numeri e lettere messi in ordine sparso. La codifica, in verità è veramente semplice e basta cercare sulla rete in un motore di ricerca,  “interpretazione METAR”, o “codifica o lettura TAF e METAR”, per riuscire a venirne a capo senza molto affanno.

Esiste anche un sistema per stampare su pdf o su un file di testo (50 kb max) tutti i METAR e i TAF d’Italia con un semplice click.
Le informazioni, una volta compresa la struttura del codice (ripeto è solo pratica) sono moltissime e danno una quantità di informazioni molto importanti.
Faccio un esempio: i METAR forniscono le indicazioni di temperatura con una serie di 4 numeri (es: 18/13) che non indicano la massima e la minima, ma indicano la temperatura attuale e quella di rugiada. Senza entrare nel dettaglio questi due valori possono indicare la presenza o meno di probabilità di nebbia. Tanto più sono vicini (18/16) tanto più è probabile, tanto più sono lontani (18/10) tanto meno potrà formarsi.
Queste informazioni possono essere ricevute con delle applicazioni specifiche su iOs o su Android. Personalmente utilizzo AeroWeather o AeroPlus ma se ne trovano diverse con la possibilità di leggere il formato sorgente o il formato tradotto dai codici.

Altra applicazione da segnalare,

molto utile per il vento e le visualizzazioni piacevoli e fruibili: MeteoEarth.
Ripeto, per questo scopo, questa enorme quantità di informazioni è una opportunità.
Come lo sono alcuni dei siti che aggregano informazioni di ogni tipo e natura. Personalmente utilizzo AccuWeather, il sito della NOAA americano, Windity (eccezionale),Weatherunderground.

 

 

 

 

 

Sull’Autore:

Bruno Paganelli – viterbese, pilota di elicotteri, scrittore condominiale, fotografo (della domenica, padre e marito, non beve ma magna parecchio).
Ha girato il mondo per lavoro, posti fuori dai circuiti turistici, da Baku a Bamyan, da Karachi a Jam, dalle pendici dell’Hindu Kush fino all’immenso dell’antartide
Lo trovate su: Web  – Facebook Twitter

 

 

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